Scaroni: "Siamo delusi ma già al lavoro per un Milan vincente"

Scaroni: "Siamo delusi ma già al lavoro per un Milan vincente"MilanNews.it
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di Lorenzo De Angelis

Intervistato in esclusiva dai taccuini de La Gazzetta dello Sport, il presidente del Milan Paolo Scaroni è intervenuto su più temi, parlando non solo del presente ma anche e soprattutto del futuro. 

Presidente, cosa si sente di dire ai tifosi che vedono il club alle prese con l'ennesima ricostruzione?
“Questa è una stagione che ci lascia l’amaro in bocca, vale per tutti e in particolare per me che ho sempre detto che raggiungere la Champions fosse un traguardo obbligato. Oggi che la vediamo lontana non possiamo essere soddisfatti, però c’è anche qualcosa di positivo: abbiamo portato a casa un trofeo battendo due squadre importanti, siamo In corsa per la Coppa Italia. Non ci basta, ovvio, ma posso promettere il massimo impegno di tutti perché la prossima stagione sia di soddisfazione. Siamo già al lavoro”.

Possiamo tradurre questa soddisfazione in obiettivi? Sa come si dice: che vi accontentate di puntare alla qualificazione in Champions
“Non c’è dubbio che la sfera internazionale, quindi parlo di Champions, delle altre Coppe e del Mondiale per club, per il Milan è il minimo di cui accontentarsi. E devo dire che se guardiamo al futuro tra 20 anni la maggior attenzione alle competizioni internazionali sarà inevitabile, è un fenomeno che coinvolge tutti gli sport. Ma questo non significa che non puntiamo a vincere gli scudetti, anzi”.

La ricostruzione passa da un rafforzamento della società, e quindi dal colmare il ruolo fin qui scoperto del direttore sportivo. Tra le candidature arrivate e tramontate ci aiutare a fare chiarezza?
“Come accennato, non siamo soddisfatti dei risultati sportivi. Slamo stati molto attivi sul mercato, nessuno ha preso tanti giocatori quanto noi, ora vogliamo rafforzarci anche nella dirigenza. Non entro nel merito del singoli nomi, osservo solo che ne leggo molti che non escono da noi. Mi viene iI dubbio che siano autocandidature diffuse da chi vuol venire al Milan”.

Dal ds alla scelta dell'allenatore del futuro il passo è breve
“Il nostro allenatore è Sergio Conceicao, nel derby di Coppa Italia ho visto una squadra grintosa, come piace a noi tifosi. Credo che la grinta sia proprio quella che il nostro allenatore ha traslato alla squadra. Anche la nostra capacità di rimontare dalle situazioni di svantaggio lo dimostra”.

Un'altra cosa che si dice del Milan è che vi siano diviosni tra l'ad Furlani e il superconsulente Ibrahimovic. E che non ci sia chiarezza sul chi fa cosa
“Li vedo lavorare insieme a Casa Milan e vanno d’amore e d’accordo. I ruoli sono chiari: Ibra è parte del management di RedBird ed è “prestato” al Milan. È stato criticato per essere stato assente, ma era malato. Mi ripeto: è un valore aggiunto. E stato un campione in campo e lo è anche fuori, sicuramente resterà in questo progetto. Ma voglio insistere su un concetto: le persone sono importanti, ma il Milan viene prima di tutto. E ne siamo tutti consapevoli”.

Quali sono i giocatori invece da cui ripartire? E da tifoso chi la emoziona di più?
“Quando si accende Leao entusiasma tutti i tifosi, me compreso. È sempre antipatico fare dei nomi, ma per costanza di prestazioni ne cito due: PuIisic e Reijnders, che credo abbiano conquistato tutti. Non a caso li vogliamo a lungo con noi”.

Gerry Cardinale è sfiduciato dalle contestazioni dell'ambiente?
“Cardinale sfiduciato dalle contestazioni? No, al contrarlo, è più che mal determinato a vincere, come tutti noi che lavoriamo al Milan e che siamo tifosi. Anche se non è tutti i giorni qui, Cardinale dedica al Milan molte ore della sua giornata. RedBird ha già portato il club al record del ricavi, più che raddoppiati negli ultimi quattro anni (da 192 a 457 milioni, risorse reinvestite nel club) e con le sue competenze è stato utilissimo per progetto stadio. Certe contestazioni verso chi ha investito 1,2 miliardi per acquistare il club non sono il modo migliore per sostenerci”.

Ma la visione di Cardinale che vuole un club internazionale, che cerca sinergie con altri mondi, è compatibile con la realtà del calcio italiano?
“RedBird è stata già fondamentale per il Milan. È vero che guarda al tifosi di tutto 1l mondo (parliamo di 500 milioni di appassionati) e che in cda abbiamo il presidente degli Yankees, giusto per citare una delle nostre sinergie, ma la nostra base di partenza sono i tifosi che vengono allo stadio. Siamo il club con l’affluenza media più alta della Serie A, con 71 mila spettatori, e i tifosi restano al centro del nostro impegno. Quello di RedBird è un disegno che condividiamo tutti, ma così come per tutti i risultati sportivi sono la priorità assoluta. Sono la base su cui si poggia tutto il resto”.

Per fare il salto di qualità serve uno stadio all'altezza: è ottimista che possa essere la volta buona per il nuovo San Siro?
“Sono ottimista. Perché non è più solo il progetto di Inter e Milan, ma anche il progetto dell’amministrazione comunale. Dopo sei anni spesi in prima persona su questo tema non posso che apprezzare questa larga condivisione. Sul progetto noi e l’Inter viaggiamo allineati perché abbiamo esigenze simili, lo stesso numero di presenze allo stadio, le stesse necessità di avere posti premium adeguati alle esigenze delle aziende, che ci permettono anche di tenere prezzi accessibili per tutti gli altri. Ora c’è la volontà comune di costruire uno stadio bellissimo, finalmente all’altezza della città di Milano. Aggiungo che ci consente di avere un ambiente per famiglie, accessibile a tutti e al sicuro da inflazioni criminali”.

Inter e Milan si sono costituire parte civile nel processo agli ultrà
“Costituiti parte civile nel processo? Certo. Noi, con l’Inter e la Lega calcio, siamo uniti anche nel voler porre fine a certi fenomeni che hanno dato discredito alle nostre realtà”.

A proposito di Inter come vive la competizione cittadina e la forza dei nerazzurri?
“Non vivo la rivalità con l’Inter in modo cosi esasperato e i miei figli mi prendono un po’ ln giro: “tu papà non hai fatto le elementari a Milano”, dove in effetti la rivalità è molto forte. Ed è vero: il tifo è sempre un fatto di sentimenti, lo vorrei vincere tutte le partite, ma devo ammettere che le vittorie che preferisco sono i derby”.

La carenza di impianti moderni è solo uno dei motivo che rende il campionato italiano meno competitivo. Quali sono gli altri?
“Quello degli stadi è forse il più facilmente risolvibile. Gliene cito altri tre. Quasi tutte le riunioni di Lega si concentrano sulla vendita dei diritti tv Internazionali. Qui slamo a un decimo degli incassi dalla Premier e a un terzo dalla Liga. La soluzione più banale sarebbe quello dl avere campioni come Messi e Ronaldo che per dieci anni sono stati testimonial perfetti della Liga, ma non è un percorso facile. Il tema delle scommesse sportive: in tre anni la raccolta è cresciuta di quasi 30 volte eppure il calcio non riceve nulla. Devo dire che abbiamo risposte positive dal governo perché ci venga riconosciuta una percentuale di “diritti d’autore”, oltre che per l’abolizione del decreto dignità. Infine la pirateria: c’è una legge estremamente moderna che però viene applicata solo verso chi organizza la truffa ma non verso l’utente. Chi usa pezzotto non si rende conto che sta facendo un danno alla sua squadra: parafrasando Kennedy, il tifoso non deve chiedersi solo cosa la sua squadra può fare per lui ma anche cosa lui può fare per la sua squadra”.