Delitto sull'erba verde: secondo capitolo
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Riassunto della prima puntata
Hercule Poirot viene chiamato al telefono da alcuni tifosi, per trovare il colpevole di una stagione deludente. Sotto le luci dell’albero di Natale, nella sala del Caminetto di Milanello, il 24 dicembre, sono presenti Gerry Cardinale, il proprietario del Club, il suo Senior Advisor Zlatan Ibrahimovic, l’Amministratore Delegato Giorgio Furlani, il dirigente Geoffrey Moncada, l’allenatore Paulo Fonseca, il capitano Theo Hernandez. L’incontro si chiude con queste parole: "Avete l’impegno di Coppa e sono sicuro che farete bene. Oggi non è dunque il giorno per indicare il colpevole, ma le mie indagini continuano. Tornerò presto!”.
Capitolo secondo
Non pensava però così presto.
Hercule Poirot è nato in Belgio, ma si è trasferito nel 1914, come profugo di guerra, in Inghilterra. Ha scelto come sua residenza il 56B Whiteheaven Mansions, a Smithfield, quartiere di Londra. È lì che, sul tavolo davanti al caminetto, su un piattino di ceramica, sono pronte per essere gustate le lingue di gatto al cioccolato, il suo dolce preferito. Sta per bere la creme de Menthe, quando suona il telefono. Il numero è italiano. La stessa voce, angosciata, triste, di due mesi prima.
“Come stanno procedendo le sue indagini, Mr Poirot? Qui la situazione sta precipitando. Cambio dell’allenatore, fuori dalla Champions League, distaccati in campionato, giocatori deprezzati! Faccia qualcosa, la prego! E lo faccia presto. Individui il colpevole, così possiamo voltare pagina ”esclama il tifoso, l’unico ad avere il numero privato del detective.
“Devo tornare a Milanello, insomma - risponde con la consueta calma -. Pensavo che la Supercoppa Italiana, oltretutto dopo aver battuto l’Inter, avesse raddrizzato al situazione, ma mi pare che il colpevole sia ancora in libertà", farfuglia prima di chiudere la chiamata.
Trova una bella sorpresa, quando entra nella sala del Caminetto. Il cuoco di Milanello ha preparato un piatto di chiacchiere. È tanti anni che ha lasciato il Belgio, ma le croustouille della nonna non le ha mai dimenticate. Ne assaggia una mentre si guarda intorno.
Rispetto all’ultima visita, gli vengono presentati un nuovo allenatore e un nuovo capitano.
"Ma Mr Cardinale non è presente?” chiede a Giorgio Furlani
"Non ha potuto esserci. È sempre molto impegnato negli States” risponde l’AD,
“Peccato! L’indagine perde uno dei più indiziati, come proprietario del Club", esclama convinto l’investigatore.
“Beh, non credo che possa essere colpevole proprio Gerry, dopo il mercato di gennaio!”, ribatte il dirigente.
“Questo lo faccia dire a me!” risponde seccato, dimenticando il suo modo solitamente educato.
Poi, spostando lo sguardo sottile sugli altri presenti, si rivolge subito a Sergio Conceicao.
“Ho studiato attentamente la sua vita professionale passata, ma anche presente. Anche lei ha sempre ammesso di essere un duro. Credo però che dietro questa sua facciata non sia altro che un allenatore molto severo e soprattutto esigente, molto appassionato del suo lavoro. Sa dove sbaglia, caro Mr Conceicao?”.
La pausa è molto teatrale. Invece di rispondere subito, assaggia un'altra chiacchiera, sorseggiando un caldo the alle mandorle.
"Sbaglia quando pretende che tutti i suoi giocatori vivano il calcio come lei – gli dice alzando la voce – Ogni ragazzo ha la sua sensibilità, il suo modo di approcciare il lavoro quotidiano. È impossibile che lei li possa avere tutti dalla sua parte. Questo aumenta la frustrazione sua e dei suoi ragazzi".
“Con il Porto sono riuscito a portarli tutti dalla mia parte!”, lo interrompe l’allenatore portoghese.
“Altre situazioni, altra storia, altri momenti, altri giocatori!”, ribatte Poirot.
"Beh, ma educazione, rispetto delle regole, attaccamento al lavoro devono essere uguali dovunque", accenna Giorgio Furlani
"Nessuno ha sostenuto che queste qualità non alberghino nell’animo dei giocatori. Cambia però la sensibilità di Pulisic rispetto a quella, per esempio, di Pavlovic. E poi, caro Mr. Conceicao, la gestione sua e del suo predecessore nei confronti di Leao e di Theo Hernandez, cioè i due più forti, è stata una delle cause di questa stagione deludente. Hanno certo le loro colpe. Stefano Pioli, anche nei momenti più critici, ha però sempre trovato la maniera di coinvolgerli, di aiutarli a superare i momenti delicati. Prima Fonseca, ora lei, caro Conceicao, avete fallito, visto il rendimento di Leao e di Hernandez. Non è un caso che la peggiore stagione del Milan sia coincisa con la peggiore stagione dei due!”, chiude quasi urlando .
Ibrahimovic, Moncada e Furlani si guardano in faccia, senza proferire parola.
"Non ho finito. Sono sette mesi dall’inizio della stagione e, prima Fonseca, poi oggi lei NON AVETE TROVATO ANCORA UN LOGICO, FONDAMENTALE NECESSARIO EQUILIBRIO.
Non è possibile, non è possibile. Caro Sergio, mi lasci chiudere entrando in un aspetto tecnico. Il motivo è chiaro, evidente, sotto gli occhi di tutti. Ma non sotto i suoi, mi sembra – continua con parole affilate. Non si può giocare solo con Fofana come unico centrocampista di ruolo affiancato dal povero Reijnders, sempre più emaciato, sempre più sfinito!”.
Conceicao accenna a parlare, ma non riesce perché Poirot ha spaventato anche il tecnico portoghese.
“Non si può. Non si può!!!” urla uscendo dalla sala del caminetto.
Poi rientra un attimo.
“Pensate sia lui dunque il colpevole ? Forse, ma non crediate che sia l’unico!".
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