Conceiçao: zitto e giocati la conferma. Tra Napoli e derby servono scelte mirate. Arrivo del ds a metà aprile: ecco perché

Da domenica sera a Napoli si ricomincia. È la prova finale, fatta apposta per valutare il lavoro di Sergio Conceiçao. Adesso sono finite le partite ogni tre giorni, è finita l’impossibilità di allenare lungo la settimana classica il gruppo, sono finite le interruzioni per le nazionali. Da qualche settimana non ci sono più scuse da esibire. Ora si può valutare in modo compiuto il lavoro di Conceiçao e del suo staff avendo a disposizione praticamente tutta la rosa, tranne forse Florenzi il cui recupero non è stato ancora collaudato. E capiremo attraverso gli snodi di Napoli e andata della semifinale di coppa Italia quali saranno gli orientamenti del tecnico che può anche cambiare pedine dello schieramento valutando le condizioni fisiche di quelli tornati per ultimi dai rispettivi viaggi. Citazione non a caso riferita a Gimenez (che è tornato con un colpo alla caviglia) e a Pulisic che è stato criticato anche dalla stampa Usa perché è apparso molto stanco e provato.
Non mi riferisco soltanto al risultato, intendo anche valutare quale tipo di identità calcistica Sergio ha faticosamente ricostruito in questi giorni a Milanello. Le fonti interne al Milan continuano a ripetere anche in pubblico che “così come al tempo del Covid e di Pioli quando imperversavano le indiscrezioni sull’arrivo di Ralf Rangnich, anche in questo caso Conceiçao può ancora giocarsi tutte le carte per il futuro torneo”. Prestiamo fede a questa impostazione che ha un senso molto aziendale: si può capire soprattutto che l’intento sia quello di tenere sotto controllo gli umori del portoghese che già si lamenta per le continue indiscrezioni che arrivano sul conto della panchina rossonera.
Sul tema la penso diversamente. E aggiungo: l’anno scorso è passato un treno (Antonio Conte libero) sul quale bisognava salire al volo, prendere posto e magari ritrovarsi oggi in un’altra posizione di classifica, con un altro bilancio sportivo stagionale. L’impressione recente è che Conte rimanga a Napoli e si escluda dal prossimo giro di calcio-mercato e non soltanto perché legato da un contratto. Idem per Fabegras la cui candidatura non è mai esistita sul piano concreto. Si è trattato di una semplice suggestione che i social hanno rilanciato provocando la solita ondata di critiche (nel migliore dei casi) e di insulti feroci, in particolare da parte di tifosi interisti e juventini. A costoro, in modo educato, a differenza dei loro commenti, ricordo sotto voce che lo stesso scetticismo legato all’impossibile arrivo di Fabegras a Milanello fu registrato all’avvento di Arrigo Sacchi nel lontano giugno dell’87. “Dovranno prendere gli elicotteri per scappare da San Siro” la profezia di Stefano Tacconi. Mal gliene incolse. Allora per andare sul concreto: se Conte non vuole spostarsi da Napoli, se Fabegras vuole restare a Como, se altri potenziali candidati stranieri non rientrano più nei piani dopo l’infelice esperienza Fonseca, allora mi pare che sia ridotto l’elenco dei profili su cui puntare. E tra questi uno di quelli liberi al momento è Max Allegri.
Naturalmente la scelta dev’essere presa con la collaborazione del prossimo ds. Per quest’ultimo continuano a ripeterci che la decisione non arriverà a stretto giro ma dopo Pasqua. Questa data di massima ha una sola spiegazione temporale riferita alla scadenza iscritta nell’agenda personale di Fabio Paratici che saprà a metà aprile se sarà rinviato a giudizio dai giudici del tribunale di Roma per la nota inchiesta prisma conseguenza dell’inchiesta penale sulle plusvalenze della Juve, società quotata in borsa.

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