esclusiva mn

Corazzi: “Al Milan servirebbe un ds che conosca bene il calcio italiano. Tare? È un ottimo profilo”

ESCLUSIVA MN - Corazzi: “Al Milan servirebbe un ds che conosca bene il calcio italiano. Tare? È un ottimo profilo”MilanNews.it
© foto di FEDERICO SERRA
Oggi alle 20:00Primo Piano
di Pietro Mazzara

Il momento del Milan visto dagli occhi di Cronache di Spogliatoio e del suo direttore, Emanuele Corazzi. Per dare uno sguardo diverso a quella che è la situazione attuale dei rossoneri lo abbiamo incontrato telefonicamente con un focus particolare a quelle che sono i trend topic dell’attualità milanista come, ad esempio, quello della nomina di un nuovo direttore sportivo che si andrà a inserire nell’attuale struttura dirigenziale. 

Qual è la sua visione sul Milan attuale?
“Ho avuto la fortuna, in tutte le mie esperienze, di poter parlare con tanti esponenti del mondo del calcio e ho potuto capire che un club si può dire virtuoso quando c’è una linea di comando chiara, tendenzialmente con un trinomio formato da presidente-direttore sportivo-allenatore, con degli equilibri molto chiari e questo, di solito, porta a dei risultati. Io quello che ho visto nel Milan è che, ad un certo punto, il PioliOut mi sembrava una scorciatoia per provare a risolvere un problema che era più sotterraneo nella struttura di un club. Penso che un direttore sportivo debba essere scelto e nominato entro fine marzo, perché solo così potrà pianificare il lavoro sulla stagione 2025-26 e prendere anche delle scelte cruciali come, ad esempio, quella sull’allenatore e poi a cascata dei giocatori”.

Da una ventina di giorni di parla dell’inserimento di un nuovo direttore sportivo. Come vedi questa scelta presa dalla dirigenza rossonera?
“Faccio una premessa che, secondo me, è importante per la figura che verrà innestata. Serve una chiarezza nei processi. Il direttore sportivo, generalmente, è quello che ha la visione totale del club, che sa quanto il club spende, quanto deve valorizzare e poi, sotto la sua area, ha delle sotto-aree di cui prendersi cura, che non sono solo i calciatori. È importante che arrivi un DS e che capisca bene quelle che saranno le sue mansioni. Servirà questa chiarezza nei processi e penso che il Milan abbia bisogno di un direttore sportivo che conosca il calcio italiano, perché serve una figura che conosca non solo i giocatori e gli agenti, ma che conosca anche le dinamiche del calcio italiano che sono diverse da quelle degli altri paesi. Io prenderei una figura del genere. Io ho incontrato due figure che per me sono molto brave come Igli Tare e Nicolas Burdisso, che oggi sono entrambi liberi. Nico non lo ha mai fatto come primo ed è una mente molto fine. Io con loro due ci parlerei, poi non è detto che un nome vada bene per tutte le piazze perché ogni società chiede delle caratteristiche precise. Burdisso a Firenze ha fatto un ottimo lavoro e Igli, secondo me, ha una conoscenza del calcio molto importante. Ed è uno che ha un carisma molto importante e che ti fa capire quando le cose vanno bene e quando devi rigare dritto”.

I nomi che sono emersi sono quelli di Berta, Paratici, Tare e Modesto. Secondo lei è qua dentro il prossimo ds del Milan o ci possono essere delle sorprese?
“Le sorprese possono esserci sempre, non penso sia iniziata la fase calda della decisione. I nomi emersi sono quelli che ti vengono da fare, anche perché sono liberi. A Paratici finisce la squalifica a fine giugno, è un direttore sportivo che ha costruito delle squadre vincenti e interessanti. Ma torniamo al discorso di prima: se uno di questi viene chiamato, vorrà sapere quali margini di manovra potrà avere. E poi in base alle risposte che avrà, potrà accettare o meno. Magari per Modesto il Milan potrebbe essere una grande occasione, per altri che magari hanno anche altre proposte, possono valutare l’opzione Milan. Io immagino che Tare non sia fermo perché non ha avuto offerte, ma perché probabilmente non ha avuto l’offerta che vuole a livello di progetto sportivo. Tornando a Tare, va anche ricordato come sia uno che si è fatto da solo, che è passato dal voler rinnovare il contratto con la Lazio da giocatore a passare nella direzione sportiva. Ha grandi doti relazionali e questo è un fattore importantissimo per il ruolo che devi ricoprire”.

Il metodo “simil Premier League” alla fine non ha pagato. 
“Anche perché quella struttura prettamente manageriale che c’era una volta in Inghilterra, oggi non esiste più. Il Manchester City ha avuto Begiristain, il Liverpool ha un ds bravissimo come dimostrano i risultati e le scelte fatte sui giocatori. Lo United ha provato a tenere quel modello inglese per poi prendere anche loro quella figura del ds, ma anche lì le cose non sono andate bene. Io sono un fan della figura del direttore sportivo e penso che sia quella persona che rappresenta la società e che è in grado di dialogare con i giocatori ed essere accanto anche all’allenatore, gestendo tante cose e che può fare la differenza”.